L’ipocrisia dell’Ambasciatore Albanese in Italia, lascia senza parole!

Offesa l’identità culturale di un intero popolo

di Italo Elmo

Voglio anzitutto ringraziare gli Arbëreshë di ogni dove che hanno manifestato il loro appoggio e la loro solidarietà, attraverso le numerose mail che ho ricevuto (nr. 207 per la precisione), testimoniando che la lettera indirizzata all’Ambasciatore Albanese in Italia il 18 agosto 2015 con oggetto: “L’altra faccia della medaglia”, sia stata condivisa e fatta propria dalla una folta schiera di sostenitori.
Era logico attendere ufficialmente la risposta alla mia lettera del 18.08.2015 per difendere l’operato dell’Ambasciatore in Italia da parte del Dipartimento di Stato Albanese e il viaggio del Presidente della Repubblica d’Albania in Italia, giudicato opportuno!…
La mancanza di un minimo cenno di autocritica e lo sforzo a fare un minimo di analisi, nonché incapaci di uno scatto d’orgoglio e dignità da parte della Presidenza della Repubblica è la cifra del più tetro clientelismo politico instaurato in Albania.
Come naturale conseguenza delle numerose lamentele, sarebbe bastato dire: ci siamo resi conto di aver sbagliato, cercheremo di rimediare, chiediamo ufficialmente scusa agli Arbëreshë, offesi e dimenticati, capitolo chiuso. Sarebbe stato più semplice che arrampicarsi sugli specchi.
Chi si attendeva, quindi, un minimo di autocritica è rimasto profondamente deluso.
Detto questo, per chi legge la risposta inviata al sottoscritto, dall’Ambasciatore Albanese in Italia, prof. Neritan Ceka, per posta elettronica, in data 21.08.2015, può constatare chiaramente come si continua a dire e scrivere bugie grossolane come una montagna per giustificare alcune patacche conferite a persone non meritevoli, rispetto ad altre. Ritengo doveroso, a tal proposito, pubblicare i passi più salienti virgolettati in lingua albanese e in lingua italiana, per rispetto nei confronti di tutti gli Arbëreshë, altrimenti non capirebbero cosa sia successo a seguito della mia lettera.
Devo dire che era una risposta che mi aspettavo, non privata, però, ma pubblica! Perché nascondere in questo contesto, il pensiero e l’azione dell’Ambasciata Albanese in Italia e quindi del Governo Albanese?

L’Ambasciatore Albanese in Italia non si rende ancora conto con quanta faciloneria e superficialità continua ad offendere gli Arbëreshë, un insulto vero e proprio! Parla di gerarchie di valori e onorificenze avvenute con la bilancia della farmacia e che tutti gli altri, devono aspettare la lunga fila gerarchica.
Ma va là! Ma dai, che storia è questa. Invece, invece la verità… è ben altra!
Giustifica le onorificenze, dispiegandosi in questi termini: “ho apprezzato la tua lettera come espressione sincera di una opinione circolata in forma indiscreta dopo la visita del presidente Bujar Nishani nei giorni 7 – 8 aprile in alcuni comuni arbëreshë di Calabria. L’essenza di questa opinione era che la visita del presidente albanese avrebbe dovuto avere come obiettivo principale il riconoscimento dei meriti culturali degli intellettuali per la salvaguardia dell’identità arbëreshe dando loro delle onorificenze. Pertanto, bisognava determinare prima di tutto una gerarchia di valori e l’assegnazione delle onorificenze doveva avvenire con la bilancia della farmacia, al fine di evitare insoddisfazioni. Di seguito nasce la differenziazione tra i meritevoli, così De Rada, papas Giordano, il prof. Altimari, probabilmente il prof. Fortino, e poi i semplici operatori, l’insegnante in pensione Lucetta Martino, che tiene in piedi il teatro per bambini e pensionati a Frascineto; Anna Stratigò, nipote di Vincenzo Stratigò, cantante e cantautrice militante, che insegna ai bambini di Lungro nella sua casa la musica arbëreshe ecc, è necessario che aspettiate la lunga fila gerarchica”.
(“… letrën tuaj e vlerësova menjëherë si një shprehje e sinqertë e një opinioni që ka qarkulluar në formë thashethemesh menjëherë pas vizitës së presidentit Bujar Nishani më 7-8 prill në disa nga komunat arbëreshe të Kalabrisë. Thelbi i këtij opinioni ishte se vizita e presidentit shqiptar duhet të kishte si qëllim kryesor njohjen e meritave të intelektualëve për ruajtjen e identitetit dhe kulturës arbëreshe dhe dekorimin e tyre. Si rrjedhim, duhej të vendosej më parë një hierarki vlerash dhe dekorimet të bëheshin me balancën e farmacisë, në mënyrë që të mos shkaktoheshin pakënaqësi. Pastaj vjen dallimi midis atyre që e meritonin, pra De Rada, Zot Giordano, prof. Altimari, ndoshta prof. Fortino, ndërsa veprimtarët e thjeshtë, mësuesja në pension Lucetta Martino, që mban më këmbë teatrin e fëmijëve dhe të pensionistëve në Frascineto; Anna Stratigo, mbesë e Viçenc Stratigoit, këngëtare e kantautore militante, që u mëson fëmijëve të Lungros në shtëpinë e saj muzikën arbëreshe, etj., duhet të prisnin rradhën e gjatë hierarkike. Për të mbyllur diskutimin vanitoz të dekorimeve duhet tiu them se propozimet për dekorimet u bënë vetëm nga komunat që ishin në plan të vizitoheshin nga presidenti, i cili kërkoi një kombinim të emrave të shquar, si De Rada, prof. Altimari, prof. Fortino, me përfaqësues të kishës arbëreshe si Zot Giordano, por edhe me veprimtarë të thjeshtë që luftojnë përditë në katundet e tyre për ruajtjen dhe zhvillimin bashkëkohor të gjuhës dhe kulturës arbëreshe”).
La mancanza di rispetto verso gli Arbëreshë ha toccato l’apice in quest’altro passo della sua lettera “… è vero che i libri che avete pubblicato voi e i tanti volumi pubblicati dagli intellettuali arbëreshë hanno uno straordinario valore scientifico e culturale; è vero che i musei istituiti dai comuni arbëreshë hanno valore inalienabile; è vero che i festival della canzone e della danza che si svolgono ogni anno servono alla conservazione dell’ identità; è vero che le riviste che si pubblicano con tanti sacrifici mantengono accesa la fiamma della creatività arbëreshe. Ma la verità fondamentale è che, senza la scuola, senza gli insegnanti e gli studenti arbëreshë, tutto questo sarà una facciata che crollerà quando morirà l’ultimo arbëresh, come è avvenuto a Santa Caterina Albanese…”.
(“… sepse është e vërtetë që albumet që keni botuar ju dhe vëllimet e shumta të botuara nga intelektualët arbëresëhë kanë vlera të jashtzakonshme shkencore e kulturore; është e vërtetë që muzetë e ngritur nga komunat arbëreshe mbajnë vlera të patjetërsueshme; është e vërtetë që festivalet e këngëve dhe valleve që zhvillohen çdo vit i shërbejnë ruajtjes së identitetit; është e vërtetë se revistat që botohen me aq sakrifica mbajnë ndezuar flakën e krijimtarisë arbëreshe, por e vërteta themelore është se, pa shkollën, pa mësuesit dhe pa nxënësit arbëreshë, e gjithë kjo do të jetë një fasadë që do të shembet kur të vdesë arbëreshi i fundit, siç ka ndodhur në Shën Katerina Albanese, katundi i Santorit të madh”).
Tradotto in parole povere, significa che tutti gli sforzi che vengono realizzati dalle decine e decine di studiosi e appassionati; dalle riviste che continuano a dare un forte contributo alla vitalità dell’identità, dagli scrittori, dalle istituzione, dall’Eparchia di Lungro e Piana degli Albanesi, nonchè dalle associazioni che da tanti anni, con enormi sacrifici mirano a rafforzare i legami tra i due paesi, sono populismi di facciata.
Bella consolazione!
In un colpo l’Ambasciatore riesce a tramortire tutti: scrittori, istituzioni, festivals, riviste, e chi più ne ha più ne metta.
Signor Ambasciatore, se lei pensa che tutto questo sia una “facciata”, che ci viene a fare spesso e volentieri agli eventi culturali, turistici e di spettacolo organizzate nelle comunità arbëreshë? Forse a prenderci per i fondelli? Oppure le visite sono legate all’enogastronomia? Allora vi consiglio di non fermarsi al solito posto… ma di spaziare anche in altri luoghi, dove, per esempio a Firmo, si possono gustare shtridhelat, preparati secondo la tradizione culinaria arbëreshe del Pollino nel ristorante del più grande cuoco arbëresh, Carmine Longo.

Le continue visite tra gli Arbëreshë testimoniano, quindi, una solidarietà di facciata e di ipocrisia.
Che la risposta alla mia lettera sia sconclusionata e sterile lo dimostra il fatto quando si sostiene che “… è vero che le riviste che si pubblicano con tanti sacrifici mantengono accesa la fiamma della creatività arbëreshe”, ma tutto questo è una “facciata”. Come mai allora avete premiato una sola rivista (meritevole fuor di dubbio), nonostante sia una “facciata” come voi sostenete? E le altre dove le mettiamo?
Pur di giustificare, poi, alcune onorificenze balorde ed inopportune, senza criteri e regole, si da risalto alla meritoria opera didattica di tizio, caio e sempronio e si dimentica, però, chi fa altrettanto e ancora meglio in Arbëria nel settore della didattica e della salvaguardia della lingua minoritaria.
A mo’ d’esempio, non ci stancheremo mai di ricordare come la prof.ssa Cettina Mazzei, arbëreshe di Caraffa, ideatrice e coordinatrice della Rassegna Culturale Folcloristica per la valorizzazione delle minoranze etniche, porta avanti da più di venti anni un’opera didattica eccezionale che coinvolge interi gruppi scolastici delle comunità arbëreshë ed è un chiaro esempio di riappropriazione dell’appartenenza e di studio, attraverso diverse forme espressive nella lingua matrice locale.
Non possiamo paragonare questa azione didattica con quanto viene fatto per altre iniziative premiate con onorificenze, che sono relegate all’interno della propria comunità.
L'Ambasciatore Albanese a San Demetrio Corone (Cs)

Mi ricordo che l’anno scorso, a San Demetrio Corone, il signor Ambasciatore era presente all’evento annuale che organizza la prof.ssa Mazzei e avrà visto di persona l’importanza della manifestazione per la salvaguardia della lingua minoritaria, portata avanti da oltre venti anni; avrà visto quanti scolari erano presenti!

Ci domandiamo, ma come diavolo fa l’Ambasciatore e vedere cose simili ed ignorare?
Altro che “… bilancia della farmacia” (“…me balancën e farmacisë“). Ma per favore!.

A San Demetrio Corone presso il liceo ginnasio si insegna da più anni la lingua e la letteratura albanese, grazie alla professionalità del docente, prof. Giuseppe Liguori che riesce a coinvolgere numerosi alunni ad utilizzare strumenti adeguati alle competenze linguistiche dell’apprendente, utili ad impadronirsi del lessico e delle strutture della lingua albanese.
Come mai nessuna onorificenza per l’unica struttura pubblica in Arbëria dove si insegna l’albanese?
Alcune esperienze sperimentali di insegnamento dell’arbërisht nella scuola pubblica hanno tuttavia avuto luogo in ambito locale.
Per esempio il lavoro svolto dagli Sportelli Linguistici Arbëreshë del Molise a favore degli alunni della scuola elementare del Polo scolastico “Skanderbeg”, volto a valorizzare l’antica lingua arbëreshë e il territorio.
Così anche in Sicilia, presso le comunità arbëreshe, vari sono stati i progetti di una politica territoriale di tutela e di salvaguardia della lingua minoritaria. Ricordiamo il progetto “Brinjat“, il progetto “Alba” e altre importanti iniziative.
Le iniziative degli Istituti comprensivi delle comunità albanesi di Calabria nel primo esercizio di attuazione della legge quadro, hanno messo in campo progetti di formazione che hanno registrato un grosso successo e una forte ripresa dell’interesse per la cultura locale da parte dei docenti, degli alunni e delle famiglie albanofone.
Se lei si preoccupa così tanto, poi, dell’”imminente settembre quando nei paesi arbëreshë non ci sarà nessuna classe in cui gli alunni si siederanno ad ascoltare una lezione in arbërisht e gli insegnanti rimarranno disoccupati”, perché non propone al Presidente della Repubblica d’Albania – in considerazione della carenza di risorse finanziarie della legge 482 che non garantisce l’insegnamento curriculare nelle scuole di minoranze – di soccorrere e sostenere, eventualmente i progetti presentati dalle istituzioni scolastiche
E’ il minimo che ci si possa attendere da un’Ambasciata, come del resto fanno tutte le Ambasciate nel mondo, organizzando corsi di lingua per i propri connazionali.
Se sapesse quando persone tengono in piedi con enormi sacrifici numerose iniziative che mirano alla salvaguardia della lingua, ora che la legge 482 per le minoranze linguistiche “resta inapplicata nella sua essenza, che è l’insegnamento della lingua madre nelle scuole primarie e secondarie”, non avrebbe risposto in modo superficiale e scellerata alla mia lettera.
Come si può vedere, la Vostra analisi fa acqua da tutte le parti e mira a distruggere ciò che di buono fanno tantissimi arbëreshë per impedire in qualche modo, la perdita delle parlate locali (come è avvenuto a Santa Caterina Albanese) che potrebbero estinguersi tra qualche anno, per via della globalizzazione imperante.
L’unica azione valida per opporsi alla perdita della diversità linguistica e culturale, nel tempo in cui, come si è detto, la Legge 482/99 non garantisce più niente e nonostante la diminuzione costante di risorse da parte dell’ente regione, sono proprio le iniziative di privati, associazioni culturali, gruppi folkloristici, enti locali, riviste italo-albanesi, Eparchia di Lungro e Piana degli Albanesi, Università, intellettuali vari e persone singole.
Ecco perché andrebbero premiati tutti coloro, come riportato nella precedente lettera del 18.08.2015 che

“con ostinata continuità riannodano il filo mai reciso con la nostra storia, con le nostre radici e sono testimoni e fedeli alle tradizioni più antiche, nonostante le ineluttabili trasformazioni della dimensione spazio-tempo del nostro vivere contemporaneo”.

Non possono esistere gerarchie come sostenete e poi su quali basi? Tutti hanno contribuito a “macinare il mulino dell’Arberia”.
Ecco perché ho proposto di “sostenere attivamente con contributi finalizzati da parte del Governo Albanese, tutte quelle attività che gli arbëreshë da anni portano avanti al fine di liberare tutto il patrimonio di tradizioni linguistico-culturali insito nella loro secolare storia, in maniera da migliorare qualitativamente e quantitativamente le iniziative, che in Calabria, Sicilia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Puglia e Campania, molte volte si rendono impossibili in un’atmosfera di asfissiante ideologia e chiusure preconcette”.
In questo modo avrebbero senso le continue visite da parte Vostra nelle comunità albanofone. Non solo sostegno a parole e tante chiacchiere, ma sostegno reale e concreto in soccorso di una minoranza storica in grave difficoltà.
In molti siamo consapevoli che l’Arbëria, corrisponde solo in parte alla sua immagine di una realtà sacrale e universale, una volta splendida, oggi un tetto rattoppato e indebolito chiamata in causa dai politicanti di turno con maggiore o minore clamore mediatico, a seconda delle circostanze e delle convenienze che lasciano poco spazio agli ideali e all’amore verso l’antico popolo illiro.
Un’aquila spennacchiata e impaurita che non riesce a volare in alto. Ma prima che la spada della guerra la trafigga, siamo sicuri, anche se malconcia, riuscirà a rientrare nel suo nido a meditare vendetta e riprendere il volo alla conquista dell’Arbëria e dei valori autentici!
In questa Arbëria che non è capace di difendere l’impegno profuso di tante persone, dove tutti odiano tutti, dove tutti detestano chi fa qualcosa per mantenere in vita l’identità culturale e il patrimonio etnico, in questa Arbëria tra il mondo dei vivi che sta sopra e il mondo dei morti che sta sotto, in mezzo ci siamo noi.
E allora, Egregio Ambasciatore, il Governo Albanese da che parte sta? Tra i colpevoli o tra quelli che non vogliono vedere la caduta libera dell’Arbëria? Dobbiamo scegliere, perché una terza via non esiste.
Egregio Ambasciatore, se provate, per un attimo solo, a chiudere gli occhi ed immaginate l’Arbëria senza le fatiche di singoli, gruppi, associazioni, riviste, enti, istituzioni religiose, che hanno fatto brillare l’Arbëria in tutti questi anni, verrà fuori un quadro desolante e preoccupante per il nostro futuro e un’immagine scadente della nostra Arbëria, ma soprattutto dell’Albania.
Non posso che ribadire la mia profonda insoddisfazione e delusione nei confronti dell’Ambasciatore. In molti, si aspettavano le scuse pubbliche, non la continua demonizzazione delle varie iniziative portate avanti con sacrifici dagli Arbëreshë. Ancora una volta, offesa l’identità culturale di un intero popolo che con ostinata continuità tiene viva l’eredità dei padri.
In quasi seicento anni di storia, mai prima d’ora era successo un fatto simile. Una vergogna incancellabile!
Il tempo, però, è sempre foriero di giustizia !!!!
Gli Arbëreshë attendono fiduciosi il nuovo corso in Albania che grazie all’azione politica del Presidente del Consiglio, persona colta e sensibile con una visione europea alle problematiche della diaspora, può proiettare l’Albania in Europa per sposare in pieno anche i diritti delle minoranze etniche e linguistiche come strumento di tutela e di socializzazione.

11 thoughts on “L’ipocrisia dell’Ambasciatore Albanese in Italia, lascia senza parole!

    • Al solo pensare che l’Ambasciatore Albanese in Italia, non abbia segnalato
      il gruppo “Moti i Parë” per una onorificenza, meritevole a furor di popolo,
      come si suol dire, denota l’ignoranza di un funzionario e di uno Stato che non
      sa o fa finta di non sapere. E’ stato un gravissimo errore pilotare l’Ambasciata Albanese verso la mediocrità!…
      Il Gruppo “Moti i Parë”, rappresenta per noi Arbëreshë l’eccellenza e
      nessuno potrà mai togliere i grandi meriti avuti in tutti questi anni
      come veicolo di trasmissione orale alle nuove generazioni, nonchè
      straordinari interpreti di un vivo patrimonio musicale delle antiche
      forme polivocali delle varie aree etnografiche arbëreshë.
      Non c’è Ambasciatore che tenga!
      Caro Vincenzo, a questo punto, forse è meglio non aver avuto quelle patacche
      che puzzano a distanza in tutta l’Arbëria!
      Voi meritate, invece, vere medaglie e vere onorificenze e tutta l’Arbëria sarà in festa.

  1. Sei un grande Italo, come sempre hai centrato l’obiettivo! Aggiungerei un punto cruciale che puo’ cambiare la lettura dei fatti: i consiglieri di tanta superficialita’ non vengono dall’Albania…

    • In primo luogo, ti ringrazio per il tuo messaggio e per i complimenti in merito alla mia protesta rivolta all’Ambasciata Albanese in Italia.
      E’ una vicenda molto triste e scura, proprio perchè pilotata in Arbëria dagli “ultimi arrivati” che pensano di comprare al mercatino della Domenica, onorificenze e quant’altro come se fossero patate e uova. Per loro sfortuna, però, alcune di queste “patacche comprate” contenevano dentro solo vergogna, anzicchè dignità, onestà e trasparenza.

  2. Caro Italo,
    l’anno scorso l’ambasciata d’Albania ha diramato una circolare a tutti i Comuni arbëreshë, ai quali chiedeva una lista di cultori locali di cose arbëro-albanesi in vista di “onorificenze” da parte del Presidente della Repubblica d’Albania in visita tra noi.
    Mi fu chiesto il curriculum, ma non ho saputo più nulla.
    Ora leggo la tua lettera di vibrata protesta e lagnanza, e mi associo.
    Pare proprio che non abbiamo nulla da attenderci dai due Stati di riferimento, per ora!
    Mi ha fatto piacere scoprire il tuo blog… scusa il ritardo. Rri mirë e buon lavoro.

    • Alcuni di noi, in Calabria, hanno saputo della circolare in questione, pochi
      giorni dalla scadenza. I Comuni Arbëreshë, purtroppo anzichè affiggere in bacheca
      il comunicato o fare opera di propaganda, hanno preferito lavarsi le mani.
      Se aggiungiamo, poi, il modo con cui l’Ambasciata Albanese in Italia e la Presidenza della
      Repubblica Albanese, hanno conferito le “patacche”, viene fuori un quadro
      allarmante, desolante e vergognoso.

  3. l’Ambasciatore l’anno prima ha girato tutti i Comuni arbereshe d’italia, con la moglie/compagna e siccome utilizzava l’autovettura istituzionale, perchè ha preferito frangenti di degustazione gratuita, al dovere della funzione che voleva coprire la gratuità di quella carovana, andato a trovare gli arbereshe che nellle proprie botteghe dissegnano il riscatto d’arberia?

    • Carissimo Architetto, con l’attuale Ambasciatore Albanese in Italia dobbiamo abituarci a convivere. Mentre i precedenti chi più, chi meno, hanno dato impulsi culturali non indifferenti e l’amore sincero verso l’Arberia e la sua gente, con il prof. Neritan Ceka, l’Albania ha fatto un vistoso passo indietro, pensando solo a tramutare i propositi politici di Berisha in azioni clientellari per aggirare la trasparenza. Andrebbe rimosso, a mio avviso, subito, ma temo che continueremo a vederlo, ancora per pò di tempo, a girovagare in Arberia alla ricerca delle migliori pietanze della tradizione.

  4. Moj i dashur Italo,
    Po ti e pe kët video i publlikartur tek youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jjdLiKzKRR0 ?
    Më turpja!!! Pse nëng te bën një intervist, po, buthtuan vet një rritrat me llitren çë shkruajte?
    E ti llave pse nëng i dhan “patakat” atire çë shurbejen (seriu) për Arberin?
    Ata “patakat” ja japen vet atire ç’i japen të ngren e të pir…:))).
    Më vjen të thom: “Meditate gente, meditate…”
    Gjithë të mirat.

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