Le contaminazioni dei repertori culturali in Arbëria

La contaminazione del canto arbëresh tra generi e stilemi diversi

di Italo Elmo

Viene comunemente definita “musica popolare” quella che identifica una comunità, etnia o popolo. Attualmente è preferibile distinguere la musica tradizionale (musica di tradizionale orale), espressione che racchiude gli strumenti, il suono, i repertori e le modalità esecutive di una zona/comunità riconosciute e funzionali alla stessa e che vengono tramandate di generazione in generazione.
E’ ormai diffusa l’abitudine di usare il termine “musica etnica” per indicare una molteplicità di prodotti musicali , che nulla hanno a che fare con la tradizione e con l’autenticità dell’espressione orale della cultura popolare.
Da anni si parla di “contaminazione” tra generi e stilemi diversi, in particolare fra musica “leggera”, musica “colta” o musica accademica, jazz, rock, reggae, ecc. e musica etnica. Termini quali word music, etnomusic, new age, ecc. sono divenuti di gran familiarità.
Accanto alla musica popolare sono nate negli ultimi decenni quelle forme che vanno dalle espressioni folkloriche a quelle di riproposta e contaminazione in chiave moderna della musica tradizionale.
Oggi assistiamo ad esperimenti interessanti per un terreno fertile in cui progettare il futuro senza dimenticare le radici, la storia, il patrimonio tramandato dalle voci e dagli strumenti delle vite passate.
Le sonorità sia del patrimonio storico degli Albanesi in Italia e dell’area balcanica che della tradizione occidentale s’incontrano in un nuovo sound. Apparentemente lontane, le due tradizioni musicali, sono ricche di analogie riguardanti formule melodiche e ritmiche.
Così da una parte, abbiamo musicisti, gruppi e singoli cantanti che ripropongono i canti e le musiche della tradizione orale, senza variarne l’essenza, utilizzando gli strumenti tramandati di padre in figlio come la zampogna, l’ organetto, il tamburello, i fischiotti eccetera: strumenti antichi che lasciano intravedere una straordinaria attualità soprattutto in una società che tende a smarrire le proprie identità culturali. Un’esigenza precisa che ha radici profonde nella cultura popolare arbëreshe, della quale si sentono figli e naturale espressione come singoli e come gruppo. Questo confronto avviene in modo solare e leggero nella riproposizione, con arrangiamenti originali e coerenti, degli antichi temi e canti della tradizione orale dell’antica Arbëria.
Anche se produrre un progetto musicale comporta difficoltà che variano dalla produzione alla promozione ed è sempre più difficile poter portare avanti le proprie idee e la propria musica senza riscontrare difficoltà e insidie, sono nati in Arbëria, in questi ultimi decenni numerosi progetti di musiche con repertori e modalità esecutive dell’area arbëreshe in originali viaggi sonori, vivaci e coinvolgenti che hanno saputo mantenere lo spirito, le vocalità, le prassi esecutive tradizionali. Uno straordinario mix di voci, suoni e memorie.
Altri gruppi musicali si sono cimentati in un viaggio tra la tradizione mediterranea e balcanica tra generi e stilemi diversi, come l’etnorock e l’etnoreggae, attraverso originali suoni facendosi protagonisti di una contaminazione continua.
E’ il caso del gruppo reggae “Spasulati” e del gruppo rock “Peppa Marriti band“. E’ il caso ancora della Cooperativa Musicale Arbëreshe, di Marco Sabato, di Marco Moccia, del Gruppo Folk Shkëndija (quello iniziale), del Gruppo Folk “Shqiponjat”, del Gruppo folk “Ullania”, di singoli cantanti e compositori, come Ernesto Iannuzzzi e Pino Cacozza, i F.lli Scaravaglione e altri.
Il 18 gennaio del 2015 a San Benedetto Ullano, si sono ritrovati alcuni protagonisti, pronti a raccontarci le loro esperienze e a confrontarsi. Nel loro insieme riflettono molto bene il percorso compiuto in questi anni in Arberia, tra ricerche sui materiali tradizionali e contaminazioni di ogni genere che mirano ad evidenziare non solo le sorprendenti interazioni tra i suoni e i ritmi dell’area mediterranea con quelli dell’area balcanica, ma anche il desiderio di sperimentare nuove transizioni sonore attraverso universi musicali, solo in apparenza differenti.
Il loro background musicale è abbastanza vario, dalla musica rock al reggae, dalla musica jazz all’interesse particolare per le musiche tradizionali sia delle varie zone etnografiche dell’Arberia, sia dell’area balcanica con i vari risvolti di fusione e contaminazione.
Preziosa l’opera di stimolo che svolge il Festival della Canzone Arbëreshe, non solo come momento di grande aggregazione e richiamo degli albanesi d’Italia, ma soprattutto in direzione della ricerca e dell’arricchimento linguistico-musicale.
L’idea del Festival è nata nel 1980, dalla constatazione che il patrimonio musicale degli arbëreshë era costituito essenzialmente dai “viershë” (canti tradizionali), e che era diffusa, specie tra i giovani, l’esigenza e la voglia di produrre brani nuovi sia nelle tematiche e sia nei ritmi.
A parlare del Festival della canzone Arbëreshe il prof. Gennaro De Cicco, membro del Comitato Storico del Festival e presentatore ufficiale delle varie edizioni.
Per quanto riguarda l’esperienza musicale della Cooperativa Musicale Arbëreshe, i pezzi nascono principalmente suonando in cerchio e curando in maniera molto precisa sia l’aspetto melodico che armonico. Nella maggior parte dei casi, partono da una melodia tradizionale per poi andare a rivisitare l’armonia e il lato ritmico, inserendo in gran parte gli elementi che secondo loro più accomunano le due differenti tradizioni.
La loro esperienza, è stata ben delineata da Lello Pagliaro, compositore, cantante e musicista della C.M.A.
Marco Moccia, nel suo intervento ha messo in evidenza come ha riscoperto l’importanza e la ricchezza delle radici che lo legano alla propria terra,imparando e interpretando l’antica tradizione orale del territorio in cui vive. Ha rielaborato,trasformandoli in canzoni, diversi testi espressi con l’antico l’idioma linguistico dialettale calabrese e arberësh.
Tradizione e contaminazione è la definizione assoluta per descrivere il lavoro con generi diversi che si rincorrono tra loro, si sovrappongono, si scontrano e si mescolano. Le sonorità del sud e dell’Arberia con altre contaminazioni della band. Una musica talmente intensa e coinvolgente, da sembrare che voglia uscire fuori. E’ intervenuto al Convegno di Studi, un rappresentante della Peppa Marriti Band.
Il lavoro del gruppo reggae degli Spasulati sa parlare alla mente e sa svilupparsi in tutti i cinque sensi. E soprattutto, è un lavoro che mescola generi diversi, li ospita e aspetta che siano essi stessi a mischiarsi tra loro.
Radio Epiro è il punto focale dell’esistenza della band che è attivissima sul territorio, ha scambi con realtà affini sia in Italia che nel resto d’Europa. E’ quanto ha messo min evidenza il rappresentante del Gruppo.
Molto interessante l’intervento di Marco Sabato, che ha messo in risalto la “forza espressiva di Voka Jonë, gruppo musicale da lui capeggiato, che si è cimentato in “una sapiente mistura delle tecniche orchestrali e ritmiche dei balcani, unite ad un background culturale eterogeneo…”, che restituiscono alla tradizione arbëreshe un nuovo elemento di continuità, essendo conservati intatti i testi e le linee melodiche del repertorio popolare.
Il lavoro di Ernesto Iannuzzi raccoglie un vasto repertorio di rievocazione del canto tradizionale, rielaborato secondo lo stile personale. Ritenuto uno degli esponenti più bravi e di spicco della scuola dei compositori-cantanti arbëreshë è in auge da oltre 35 anni. Un cantante completo e una delle esibizioni più importanti nel panorama di repertori musicali arbëreshë; un vero artista che ha coniugato il nuovo con quei generi musicali che affondano le proprie radici nelle tradizioni arbëreshë. Nell’ultimo lavoro, le radici del bel canto, da tempo smarrite, sono state riscoperte e rivitalizzate. Una voce melodiosa, calda e appassionata che lascia un segno indelebile dentro di noi e ti fa sentire l’Arbëria vicina, ti fa respirare le tra­dizioni avite ancora vive, nonostante i tempi moderni.

E’ il caso del Gruppo Folk Shkendija, parliamo chiaramente del primo gruppo, il cui lavoro di ricerca è estremamente noto in Arberia. L’intento del Gruppo è partito dall’idea del laboratorio di ricerca e di produzione culturale, proprio per sottolineare il carattere di continua sperimentazione dell’attività artistica, intesa come tentativo di innesto delle nuove proposte sui moduli della tradizione. Ha parlato di questa esperienza, Graziella di Ciancio, ricercatrice delle danze etniche in Arberia.

Il Gruppo Folk Shqiponjat , ai nostri giorni, ridà lustro e fama al repertorio albanese, come sostiene il direttore artistico del Gruppo, Angela Iusi. Con costanza e alternanza di nuovi volti, nel suo percorso di folklore e cultura musicale, porta con sé non solo la tradizione del paese di origine: S. Sofia d’Epiro, ma soprattutto l’arte, l’emozione, la bellezza del costume e la passione delle danze oltre mare, dove i musicisti cercano il più possibile di rimanere fedeli allo spirito di danze e canti, trasmessi di generazione in generazione.
Vogliamo ricordare che proprio il gruppo folk Shqiponjat, ha avuto un riconoscimento di rilevante importanza, come il primo posto al secondo Festival Euromediterraneo svoltosi nell’estate 2003, il cui tema da sviluppare erano “I riti nuziali in Arberia”.
Chi non tradisce la tradizione di sicuro è il Gruppo Folk Ullania, come testimonia l’intervento del Direttore Artistico, Ivia Tavolaro. Una vera palestra e laboratorio del canto e della danza tradizionale sulla base di rigorosi moduli musicali della tradizione, in cerca di affermare forti elementi di continuità senza comportare alcuna frattura con il passato, essendo conservati diligentemente i testi e la purezza delle linee melodiche del repertorio antico.
Altro importante apporto alla musica arbëreshe è dato dalla musica jazz che si ispira alla tradizione popolare in un contesto di ricerca fra improvvisazione e musica contemporanea, ma che non disdegna contaminazioni con altri generi (rock, etnica).

Il riferimento alle forme dell’espressività popolare, in riferimento a determi­nati repertori o ambiti territoriali, non può prescindere, quindi, dai Gruppi folk di ogni dove nell’arcipelago arbëresh, Una vera palestra e laboratorio del canto e della danza tra­dizionale che dagli anni sessanta del precedente secolo, sulla base di rigorosi moduli musicali della tradizione, cercano di affermare forti elementi di continuità senza com­portare alcuna frattura con il passato, mantenendo viva l’eredità dei padri e la straordi­naria ricchezza di espressioni.

Da ricordare in questo ambito, oltre ai Gruppi, già citati, anche  il Gruppo folklorico-corale “La Kamastra”, Gruppo folkloristico di Piana degli Albanesi “Dhendurete Arberit”, Gruppo Folk “Arbëria”, il gruppo folk “I figli dell’aquila”, il gruppo folk arbëreshë Vjesh e il gruppo folk “Voxha Arbëreshe” di San Costantino Albanese, il Gruppo folk arbëreshë Katundi Jone di San Marzano, e così via tanti altri, da sempre impegna­ti alla salvaguardia della cultura e del folklore arbëresh quale patrimonio universale dell’umanità è potente mezzo di riavvicinamento dei diversi popoli e gruppi sociali e di affermazione della loro identità culturale.

In particolare nel Gruppo folklorico-corale “La Kamastra”, spicca la melodia del soprano Antonella Pellillii, impegnata da più anni in Italia e in Eu­ropa a diffondere il patrimonio culturale orale con l’orgoglio e la fierezza di una verace arbëreshe. La Pellili che incarna una splendida e morbida voce da soprano leggero. ha la luce negli occhi, e trasmette solarità. Ha operato nel gruppo corale “La Kamastra” di Montecilfone che nasce nel 1995 in seguito ad un’azione di ricerca dei canti e delle musiche della tra­dizione arbëreshe nell’ambito di un progetto tendente ad un lavoro di recupero e salva­guardia del patrimonio culturale. In questo gruppo La Pellili si esalta con alcuni brani ritenuti tra i più interessanti nel panorama canoro arbëresh. Sentirla cantare “Manusaqja” e “Qifti”, brani ripresi, poi, da vari artisti in Albania, Kosovo, Macedonia, Albanesi di Grecia, ecc, ecc. si ha la giusta dimensione della sua indiscussa bravura. Numerosi sono i premi vinti in eventi straordinari e festivals del folklore.

Così anche Pierpaolo Petta di Piana degli Albanesi: un esecutore su­perbo che arrangia in maniera nuova ed originale alcuni brani della tradizione albanese. La ricerca di “nuove sonorità, nuovi linguaggi musicali, nuovi suoni, realtà importan­tissime, gli forniscono quei nuovi stimoli di cui un musicista si serve per poter andare avanti”. In tutti i suoi lavori si porta appresso la tradizione della musica arbëreshe, la musica degli albanesi della diaspora.

Chi interpreta magistrale la tradizione canora arbëreshe è Silvana Licursi, da molti anni una presenza nota e molto apprezzata nel mondo della musica in Italia e all’estero, la cui ricerca è un “viaggio“ affascinante e coinvolgente nella musica popolare arbëreshe. Ogni traccia è dunque una tappa di questo “viaggio” e porta con se la ric­chezza di musiche, ritmi, movimenti in un altalena di stati d’animo. Tutti i brani fanno parte di un percorso di studio e di ricerca volto alla valorizzazione delle nostre radici musicali.

Così anche la ricerca avviata sin dal 1981 dal Gruppo di musica tradizionale arbëreshe di Lungro “Moti i Pare”, conosciuto in diversi Paesi del Vecchio Continente e largamente noti in Albania, Kossova e Grecia. Interpreti eccezionali di un vivo patrimonio musicale straordinario che si evidenzia nelle antiche forme polivocali di retaggio balcanico, nei canti religiosi bizantini, nelle composizioni poetico-musicali e nelle melodie estemporanee ad una o più voci, che per secoli sono stati strumento di comunicazione e veicolo primordiale della letteratura popolare arbëreshe. Al primo Festival Euromeditarraneo, la Giuria Internazionale ha premiato il Gruppo “Moti i Pare” con il primo posto, ritenendolo capace di trasmettere il patrimonio collettivo, in parte ancora funzionale e i valori espressivi collettivi nella sua forma autentica.

Noti studiosi di etnomusicologia, come Roberta Tucci e Beniamin Kruta si erano espressi a suo tempo in merito alla ricerca avviata da questo fantastico Gruppo e alle arcaiche espressioni polivocali come veicolo di trasmissione orale alle nuove generazioni.

 

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