Il paese che non c’è, il paese non paese

San Benedetto Ullano: non solo nostalgia per il mio paese, ma un forte grido di dolore!…

di Italo Elmo

Il paese che non c’è, il paese non paese, col suo abitato a ridosso della montagna.
Un paese vero e proprio, come siamo abituati a pensarlo, a San Benedetto Ullano non esiste. O meglio: San Benedetto Ullano è indicato come Comune della provincia di Cosenza; è ben visibile sulle mappe della Valle del Crati ed ha un nome decisamente evocativo. Insomma avrebbe tutti gli elementi per essere un paese come tutti gli altri. E invece no!…
Territorio non è equivalente infatti solo di paesaggio e neanche di ambiente: il suo significato, e il suo valore, è tanto più fondamentale se lo si considera in quanto ambito di contrapposizioni portate a situazioni estreme negli ultimi decenni.

Panorama di San Benedetto Ullano (Cs)Un territorio fragile, vulnerato da spargimenti di veleni… che minano gran parte la tutela della nostra stessa memoria.
Un ciarlare illeggibile e astioso come l’inquieto vivere si prende le tracce dell’antico passato: non riconosci più i visi schietti e solari di alcune persone, pronte a regalare un sorriso e a sdrammatizzare qualche brutto momento, ma incontri solo volti truci, bui e inespressivi come i loro pensieri che fanno parte di una storia… senza anima!
Così si uccide la storia, e un popolo senza passato, diventa un popolo perduto perchè senza passato… non c’è futuro!
Scrivere questi pochi righi sulla diatriba sanbenedettese ed elaborare un quadro completo della realtà esistente non è stato complicato, frutto di una discreta memoria storica e delle numerose conversazioni in questi ultimi due anni, da quando, cioè, ho cominciato a frequentare il mio paese natìo, per via di alcune iniziative proposte, parlando, soprattutto con i più giovani, ma anche con molti anziani, nonché con membri e simpatizzanti dei differenti schieramenti scesi in campo nelle ultime Elezioni Comunali.
Ho notato da subito che il panorama politico sanbenedettese è rimasto inalterato e “imprigionato” in questi ultimi anni. Alla fine, per dirla brevemente, ero stanco dell’oscurantismo e dell’immobilismo politico-sociale e culturale che grava pesantemente sulle sorti del paese da qualche decennio.
La verità è che la corsa al voto e al candidato che si è scatenata, in un piccolo centro come San Benedetto, in cui i rapporti familiari coesi e amicali sono prevalsi verso altri. rimasti sbriciolati dal meccanismo elettorale, conferma che si è perso il senso della realtà e dei valori democratici e solidaristici, determinati dall’avvento e dal feroce dominio della cosa pubblica negli ultimi decenni.
Il paese è in preda a valori e principi errati che variano giorno per giorno, come il meteo.
Bisognerebbe ricominciare dai fondamentali, come sopravvissuti ad una guerra, per scoprire il senso della realtà ed il giusto valore delle cose, anche se temo che le facoltà mentali di alcune persone siano alterate irrimediabilmente dall’inquinamento ambientale e da quello culturale. I veleni… sparsi in tutti questi anni hanno avuto, purtroppo, conseguenze devastanti per il corpo e per lo spirito.
Nel piccolo centro arbëreshë è stata lotta dura. Cinque, infatti, le liste civiche in lizza per conquistarsi il governo di S. Benedetto Ullano. Un record per un paesino di circa 1700 anime e unico luogo in Italia con tanti sindaci candidati per numero di abitanti!
Il sistema politico di San Benedetto Ullano, in crisi, come un po’ ovunque in Italia e nel Meridione in particolare, vige, da un po’ di tempo a questa parte, sulla fanta politica ed alcune “mancate promesse” auspicate ai membri di alcune famiglie geopolitiche. Il forte accanimento di alcuni clan familiari non deriva, perciò, dal pathos ideologico e di partito, bensì dalla speranza che uno o più membri del consiglio familiare ottenga in futuro vantaggi non indifferenti.
Per chi analizza bene la situazione, gravissima nel contesto di un piccolo paese, come appunto San Benedetto Ullano, a capo dei piccoli clan e membri di un clan più vasto, imperano i connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-medievale dove i vari baronetti cercavano di imporre le scelte e il codice comportamentale nei vari casali.
Insomma, robetta modesta, dal respiro corto; una situazione grottesca che rischia ancora di più di degenerare se le fila non si riconducono nella giusta dimensione tra i vecchi pseudo dirigenti e le giovani leve che vogliono cambiare il paese, come appunto sta tentando disperatamente di fare la nuova amministrazione comunale.
Uno dei dati che emerge, quindi, con maggiore chiarezza dall’analisi del voto amministrativo a San Benedetto Ullano delle ultime elezioni, è lo sfarinamento del sistema partitico. E’, in atto, insomma, un’implosione, relativa all’attribuzione del potere che mai prima d’ora si era verificato.
Il paese è fortemente diviso, nonostante la presenza di un sindaco bravo, democratico e disponibile al dialogo con tutti. Evidentemente questo non basta, malgrado il bisogno disperato dei cittadini di vivere una vita serena, lontana dalle lotte intestine tra i pseudo politici che sono impegnati a consolidare i propri diritti e privilegi.
Così, capita che anzichè stringersi intorno alla nuova amministrazione comunale e collaborare per la crescita sociale, politica e culturale del paese, sono lì a fare proclami e si affinano le armi per le future elezioni amministrative, di là da venire!
Il continuare ad “odiarci” in una democrazia rappresentativa, fa crollare, purtroppo una pluralità di valori tradizionali o comunque vitali, ma soprattutto si innescano i principi dell’anti-politica che sfocia, come si sa, in interessi di gruppi di famiglie e di conseguenza nell’impoverimento morale della comunità.
Questo mio rattristante discorso è possibile perché oggi è difficile trovare persone che si fanno trascinare da ideologie (in senso positivo) e valori per i quali vale la pena sacrificarsi e a lavorare per il bene comune.
Questo, dunque, il significato del nostro excursus che riflette sul fatto che la consistenza numerica dei candidati a sindaco alle elezioni comunali di San Benedetto Ullano non è purtroppo indice di un paese coeso, anzi!…
Accanto allo sfacelo politico, troviamo anche persone, non proprio solari e non più giovani, in preda ad allucinazioni varie: vedono un passato di impegno sociale e culturale, mai appartenuto, però.
Trasmettono ai più giovani valori inquinati dall’ipocrisia, dall’egoismo, dall’apparenza, dalla finzione e ci sguazzano quotidianamente per stare a galla nella comunità.
A coloro vorrei dedicare un appunto del grande Steve Jobs: “Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di altri. Non siate intrappolati dai dogma, che è il vivere dei risultati dei pensieri degli altri. Non lasciare che i rumori delle opinioni altrui soffochino la vostra voce interiore. E più importante di tutto, abbiate sempre il coraggio di seguire il vostro cuore e le vostre intuizioni. Loro in qualche modo sanno cosa volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario”.
Il desiderio nostro e che ognuno si sentisse amato per quel che è, per come è nato, e non ingannato ad essere quel che non sarà mai, nemmeno se riempito di silicone.
Per partire, quindi, c’è bisogno che vengano tagliati i rami secchi che non producono più linfa vitale, che da un pò di anni non fanno altro che provocare l’immobilismo socio-culturale, continuando ad intossicarci di ipocrisie!
Sono persone che vogliono continuare a “dirigere” la nostra vita secondo ciò che a loro fa più comodo… ed alcuni non lo fanno nemmeno in modo troppo velato. Eppure non riusciamo a staccarci. Come mai?
Il progressivo disfacimento del delicato equilibrio sociale nonché Il decadimento morale della comunità, in parte è stato arginato dall’istituzione religiosa, che in tutti questi anni di sfacelo del fare politica a San Benedetto Ullano, ha garantito grazie all’opera dell’Archimandrita Don Donato Oliverio (1), prima e da un po’ di tempo a questa parte, del papàs George Oarga, amministratore parrocchiale della chiesa di S. Benedetto Abate e non ultimo del papàs Nicola Miracco Berlingieri a Marri, un minimo di coesione sociale per i giovani e per gli anziani, per via delle varie iniziative intraprese dall’Associazione Anziani “San Benedetto Ullano” e dall’Associazione Giovanile “Ndallanisha”, trasmettendo loro, non solo la consapevolezza e la particolarità dell’enorme valore del rito greco-bizantino, ma anche quelli identitari ereditati, e ai nostri giorni, i valori della vita e del vivere civile, nonchè il rispetto per la società e per la persona.
Rimane, quindi, Piazza Corsini, nell’antico borgo medievale, l’unico punto serio di riferimento per giovani e non giovani. Troppo poco, a mio avviso, per quanto abbiamo ereditato dal passato!…
Si comincia a vedere, però, con la nuova amministrazione comunale, qualche barlume di speranza! Ci troviamo di fronte, finalmente, a uno snodo importante nei modi della comunicazione e della trasmissione dei valori identitari per quanto concerne l’organizzazione della cultura nella società sanbenedettese.
Vale, dunque, la pena stringersi intorno alla nuova amministrazione comunale con la speranza viva che i meccanismi adottati possano influire positivamente nella vita quotidiana nelle sue dinamiche politiche, sociali, culturali.
In altri, ho visto, poi, più che la forza di costruire, sia nella politica sia nella vita di tutti i giorni, prevalere, rabbia, odio e distruzione.
C’è bisogno, perciò, di volti nuovi per ripartire, gente non attaccata alla poltrona ma che intende governare per dare una speranza ai giovani, per far rivivere la loro terra natìa.
Il problema è che c’è molta intelligenza individuale ma manca intelligenza di sistema, di gruppo, per dirla brevemente.
Nei vari colloqui avuti, ho notato con molta gioia, che numerosi giovani della comunità sanbenedettese, sono disposti per il bene comune, a ricominciare dai fondamentali, come sopravvissuti ad una guerra, per scoprire il senso della realtà ed il giusto valore delle cose. La speranza viva a San Benedetto Ullano sono, quindi, solo i giovani che possono dare nuova vita e capacità diffusiva ai valori e al bene comune, garanzia di una fruttuosa convivenza politica, nonché del possibile recupero e rilancio, di valori di fondo, etici e civili, facilitando in questo modo il dialogo tra forze diverse su questioni di interesse generale, in nome del bene comune e della comunità.
Solo in questo modo, si può chiudere, a mio avviso, la fase dell’oscurantismo medievale che attraversa il paese, per un nuovo percorso del comune vivere civile e una nuova dimensione del rispetto della cultura, delle istituzioni e soprattutto delle persone.
Ai giovani sanbenedettesi mi sentirei di suggerire, quindi, di essere circondati nella vita quotidiana da guide che introducano l’altruismo, il trascendente, i principi di libertà. In poche parole, circondarsi di persone positive per cambiare vita in meglio ed impadronirsi della propria energia.
Solo chi si sente libero dentro, può essere immune da condizionamenti e può fare del bene alla comunità, rispettando le persone!
Gli altri, invece, rimangono “intrappolati” e “manipolati” dai dogma dei marpioni di turno che si scaldano solo nel fango del bene individuale, spargendo veleni tossici nella comunità!… Abbandonate queste persone!
Il periodico Cimbi (Il Pizzicotto) , dal primo numero, cercherà con la satira, di evidenziare come possibilmente liberarsi dalla gabbia dell’egoismo e dall’idea che tutto debba passare dai nostri interessi e tornaconti personali, e ripartire, invece, da qualcosa che prescinda dalla condizione di scontro fra egoismi uno contro l’altro armati, da cui può derivare solo odio sociale.

Note:

(1). Vescovo dell’Eparchia di Lungro dal 12 maggio 2012. Dal 1982 a Marri e San Benedetto Ullano (dopo la morte del parroco Don Giuseppe Alessandrini), parroco e amministratore della chiesa di San Giuseppe e San Benedetto Abate.

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