Tutta panna montata!

Giornalisti, un conflitto di interessi che continua!…

di Italo Elmo

“Non contare ogni giorno che passa per ciò che raccogli, ma contalo per ciò che semini”.
(Robert Louis Stevenson).

E’ risaputo che alcuni periodici scrivono sempre le stesse identiche cose, credendoci quel tanto che basta a mantenere lucido e risplendente lo specchio dei giochi mediatici. Ma il punto è che alla fin fine non ci sono notizie. Tutta panna montata, compresi gli inediti, più vecchi dell’ultimo anziano arbëresh. Sono coscienti, però, che l’informazione si può governare e manipolare come si vuole. In queste condizioni pretendere una informazione libera e pulita sarebbe chiedere troppo.
Non so se i giornalisti si appassionino ancora a ciò che scrivono. Se esiste il sacro furore per la notizia e l’informazione in sé. Soprattutto come servizio e non come scontro tra persone e tra gruppi.
Spesso e volentieri con l’azione moralizzatrice degli articoli di fondo, alcuni giornali riescono a prendere i finanziamenti, diretti o indiretti. In base a quali criteri?
Qualche giornalista (?), si sa, guarda al proprio tornaconto. Direttori ed editori di se stessi e voci pesanti a contrattare con le amministrazioni interessate per farsi elargire contributi alla cieca. Ma su questo argomento dedicheremo lo spazio necessario prossimamente.
Poi vi è la categoria dei giornalisti prigionieri dei propri tic, dei propri riflessi condizionati, dell’essere parte del sistema.
Noi, purtroppo, non possiamo dare premi di sorta e regalie varie come norma e regola per farsi pubblicare l’articolo di turno. Riteniamo il giornalismo una cosa seria. Ignorare, per esempio, non certo per distrazione, ma volutamente e di proposito, eventi ed iniziative varie, è squallido giornalismo e pessimo servizio all’Arbëria.
Con la scusa, poi, di fare pubblicità ad un evento, come qualcuno vuole far credere, non si pubblicano le notizie che andrebbero divulgate a tutti, soprattutto quando c’è in ballo il futuro della nostra identità culturale e il suo patrimonio etnico.
Prendiamo atto tristemente delle assurde ed inspiegabili decisioni di ignorare alcuni eventi in Arbëria, dove, peraltro, quasi sempre, sono presenti, illustrissime personalità di spicco e rappresentanti di varie comunità albanesi.
Respingiamo un giornalismo “becero e forcaiolo. Chiamarli giornalisti è un grande complimento”, meritano piuttosto di essere definiti “pennivendoli” o “giornalisti da strapazzo”.
Non saranno, però, dei giornalisti da strapazzo, o qualche soggetto veramente squallido, a mettere in discussione un’attività gloriosa.

Siamo contro quei giornalisti o presunti tali, che hanno l’abitudine a fornire informazioni ‘di parte’ facendo prevalere l’ipernarcisismo (malati cronici di protagonismo) e la tendenza a esagerare e ‘gonfiare’ le notizie, celebrando, ad es. il luogo natìo, come il paradiso d’Italia, tipica di un’informazione ‘mercenaria’.
Noi preferiamo un’editoria e un giornalismo serio e competente, che esclude ogni enfasi esagerata. Preferiamo giornalisti ricchi di passione per la verità, servi di nessuno.
Ho potuto ammirare in questi anni, ad es., tra gli amici che hanno la passione per il giornalismo, il prof. Gennaro De Cicco, sandemetrese, persona per bene che conosce, ama e rispetta le regole deontologiche, basate sugli interessi collettivi del sapere,veritiero e credibile, con una cultura professionale e una umanità distintiva.

D’altronde, il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d’informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963:
Tra i principi basilari, il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile (Carta dei doveri del giornalista, documento CNOG – FNSI 8 luglio 1993).
Il codice in vigore per i giornali della catena Gannet, per esempio, prescrive ai propri giornalisti quanto segue:

“Al giornalista è consentita l’attività nella vita della sua comunità ‘nella misura in cui puoi farlo senza diventare tu stesso notizia e compromettere il giornale’…”

(Tratto da Wolgang M Achtner, “Democrazia e telegiornali: il giornalismo come servizio pubblico”, Morlacchi Editore, Perugia, 2006, p. 36).

Per chiuderla qui, è vero che sono buono, come gli altri dicono, ma non sono fesso. E non c’è niente di peggio che far incazzare di brutto una persona buona. Gli effetti sono incontrollabili.
Non ho mai avuto la pretesa di cambiare l’Arbëria, di fare rivoluzioni o di sovvertire le buone regole della società civile, ma ho dei valori fondamentali in cui credo. E se questi valori cozzano con gli interessi privati, sfruttando il periodico / rivista / quotidiano, al fine di fare pressione sui politici per i propri interessi, d’ora in poi, cercheremo, di smascherare, tutte le nefandezze, per il bene comune.
Magari continueremo a bere un caffè come vecchi amici, dopo che, avranno deciso di fare il loro mestiere con una certa decenza.

“Semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino” (Legge del Karma).

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