Il genocidio linguistico in atto

Il retaggio storico e folcloristico dell’antica cultura ai tempi di Scanderbeg

di Italo Elmo

Sappiamo che per cultura si intendono le sensazioni, i modi di pensare, l’esistenza che ognuno di noi vive e l’ambiente nel quale si instaurano relazioni con altre persone; la cultura è il “collante” dei legami umani.
Sappiamo anche che la cultura arbëreshe si esprime in una certa area o regione che include la sua geografia storica, attraverso la lingua, costumi e tradizioni locali, letteratura, norme comportamentali, sistema di valori ecc.
Possiede un proprio fascino e valore unici. Essa è costituita principalmente dal retaggio storico e folcloristico dell’antica cultura ai tempi di Scanderbeg e dai sentimenti per la terra natia.
Oggigiorno, purtroppo, sempre meno, viene affermato la forza intrinseca della cultura e i il sistema di valori come orientamento basilare. Più precisamente, l’arbrisht che prima permetteva loro di comunicare con i genitori, e di conservare l’origine della propria cultura ereditando la preziosa essenza culturale dell’essere arbëresh, si è notevolmente affievolito.
I capifamiglia hanno atteggiamenti contradditori a riguardo. Da un lato, sperano che i propri figli possano parlare un buon inglese per adattarsi alla società contemporanea che potrebbe riservare sbocchi professionali. Dall’altro lato, non sperano affatto che i propri figli perdano la capacità di parlare l’arbrisht..
I giovani di oggi sono costretti a misurarsi con un ambiente sociale, culturale ed economico dove prevale una maggioranza dominante diversa da loro, e perciò l’adattamento si è risolto come ‘assimilazione verso il basso’.

Sulla lingua arbëreshe ai nostri giorni

Sappiamo tutti che il web è un luogo composito, anche linguisticamente con contaminazioni tra i diversi idiomi.
Il giovane di oggi, di un qualsiasi luogo, quindi anche arbëresh, trovandosi tra siti, blog, forum, luoghi d’incontro, usa nella conversazione, discussione, scambio, i prestiti di nomi come come link, post, chat, email, da cui, poi, i nuovi termini verbali linkare, postare, chattare, mailare.
Il giovane arbëresh, così come avviene ovunque, accoglie, quindi, i nuovi repertori nella matrice linguistica locale e li mischia nella conversazione tra coetanei con l’arbërisht residuo.
Obbligando il giovane, poi, a usare quei prestiti, tradotti e adattati alla lingua arbëreshe o addirittura allo shqipo, non solo da questo orecchio non ci sente, ma ti manda pure all’altro paese!… E fa bene!… Provateci.
Ecco perché, dal mio punto di vista, salviamo quello che c’è ancora di buono nell’uso corrente dell’arbrisht. Per quanto concerne la lingua standard d’Albania, neanche Giorgio Castriota Scanderbeg avrebbe osato parlare e scrivere lo shqipe corrente. Probabilmente avrebbe chiesto ed ottenuto l’ospitalità tra li Arbëreshë! Perché? Provate a dare Voi la risposta!…
La lingua arbëreshe locale, anche se mischiata con italianismi e regionalismi, comunque resta di vitale importanza poiché rimane la principale lingua di comunicazione in famiglia e la maggioranza in genere sa parlare in arbrisht, utilizzandolo quando si trova con i coetanei. A volte i ragazzi comprendono anche le parlate arbëreshë di altre comunità, quasi simili.
Quindi, i ragazzi non si possono trovare in una situazione di plurilinguismo, esposti in maniera attiva o passiva a più lingue. Forse qualcuno si aspettava che sapessero comprendere e padroneggiare l’italiano e l’Albanese standard d’Albania a scuola e che parlassero la lingua arbereshe, relegata a dialetto, all’interno della comunità linguistica di origine.
La padronanza della lingua parlata non corrisponde sempre alla padronanza di quella scritta che risulta nulla o ‘traballante’, perchè non l’hanno studiata a sufficienza, mai praticata, ritenuta difficile e spesso un’incognita con le famiglie che vorrebbero che acquisissero meglio la lingua italiana e semmai l’alfabetizzazione della lingua arbëreshe locale.
A dimostrazione che nonostante ai giorni nostri, ci siano fattori e mezzi molto potenti che contribuiscono a rendere la lingua standard albanese d’Albania una lingua viva – grazie all’accesso a internet per la consultazione di giornali, riviste, film in lingua albanese, per la visione di partite di calcio, per l’ascolto della musica – la lingua shqipe, rimane in sostanza, per i giovani, una lingua morta, una lingua straniera come le altre, per cui moltissimi genitori consigliano “vivamente” ai propri figli di apprendere, semmai l’inglese, ritenuta la lingua del futuro!
Ecco perché riteniamo che lo shqipo sia giusto apprenderlo solo all’università.

L’alfabetizzazione linguistica

La mancanza di qualsiasi supporto di alfabetizzazione linguistica, il fallimento della Legge 482/99, nonché la crisi avvenuta nelle famiglie dagli anni ’80 del precedente secolo e fino ad oggi, hanno determinato in massa lo spegnersi di una volontà di appartenenza e di riscatto da una condizione minoritaria.
Attraverso l’utilizzo di Internet e dei nuovi mezzi di comunicazione, l’interconnessione e il volume di informazioni della rete hanno portato alla creazione di una società che riduce i limiti spazio temporali. È quindi possibile utilizzare la piattaforma di questi nuovi mezzi per diffondere la cultura arbëreshe.
C’è infine, tra la muova generazione che non accetta la cultura arbëreshe, e trovandosi a vivere in una società dove coesistono più culture, è più facile che siano confusi e soggetti a interferenze di fattori incidentali. In aggiunta, non solo i matrimoni misti, ma essendo i genitori troppo occupati con gli affari familiari, l’educazione dei figli viene messa da parte.
Ne risulta che questo gruppo di giovani presente in ogni comunità non sa nulla della cultura arbëreshe in quanto le loro vite sono piene di schemi, modi e mentalità culturale caratteristiche dell’Occidente mentre la cultura, la lingua, i costumi e le abitudini dell’essere arbëresh hanno iniziato a non lasciare alcun segno su di loro da un po’ di tempo a questa parte. La cultura arbëreshe viene percepita, come un “deserto culturale”, ne vedono solo la forma superficiale e non riescono a coglierne il profondo fascino contenutovi. Per questo motivo, sono venuti meno gli stimoli a parlare l’arbrisht.
Sta di fatto che la diversità culturale, non supportata da continua attività di sostegno linguistico è sottoposta ad una convivenza difficoltosa a causa dell’incontro di varie esperienze culturali e consuetudini veicolate attraverso sistemi linguistici differenti che non favoriscono la reciproca comprensione e interazione, causando nei più giovani un notevole disagio, percepito con il rifiuto totale di parlare la lingua arbëreshe (figuriamoci lo shqipo!) e perciò, la conseguenza inevitabile è la demotivazione all’apprendimento di una lingua che non sentono più loro.
Se poi, accanto a quanto sopra detto, ci si mette pure la volontà e la levata di scudi di studiosi, di linguisti, di sindaci di qualche comunità arbëreshë, in contrasto se usare l’arbrisht oppure lo shqipe nell’uso della lingua scritta e nella didattica, la frittata è proprio completa. Il genocidio linguistico è difatti in atto!
Come dire, mentre in altre realtà l’autostrada è stata completata con il quotidiano percorso, gli Arbëreshë per via delle diatribe varie, sono ancora li a percorrere një udhë e vogël dhe e ngustë, te ku nëng vete më mosnjeri, mëngu qenët! (una strada piccola e stretta, che non viene più percorsa neanche dai cani!).
Come diamine si fa a parlare e dare fiducia ai tuttologi di sta cippa! C’era una legge fatta apposta per permettere la tutela delle parlate locali. Applicatela, no! Dopo 25 anni, siamo ancora qui ad interpretarla!
E poi… e poi, per chi aveva un ruolo non indifferente in ambito culturale e politico, se proprio ci teneva alla tutela della Lingua Arbëreshe – contro la volontà di pochi a favore dello shqipo – anziché fare pura filosofia, dire e scrivere un mare di cazzate, scomodando una quantità impressionante di antiche testimonianze e di frasi trite e ritrite -, sarebbe stato, forse più opportuno e pratico sensibilizzare e far insorgere le popolazioni arbëreshë con i testa i sindaci, le famiglie, i giovani del luogo del pericolo del genocidio linguistico e della non applicazione o violazione della legge 482/99 e, quindi di infiltrazione forzata della lingua shqipe tra la popolazione arbëreshe.
L’unico vero e grandioso progetto è stato quello di sperperare i soldi, di accontentare gli insegnanti che hanno “alzato la voce” pur di intascare quattrini, nonostante alcuni non fossero del luogo e parlanti l’arbrisht o lo shqipo. Roba da suicidio!…E infatti… siamo ai dettagli!
Dove sono i risultati? Boh…
Dato che fino ad oggi non c’è stato nessun processo di acculturazione per la presenza di un qualsiasi supporto linguistico serio; visti i risultati empirici e catastrofici delle varie progettualità, immaginate, invece, se fossero stati finanziati in tutte le comunità arbëreshë, progetti di attività espressiva, come il teatro, ad esempio, in cui ad essere coinvolti erano i ragazzi della scuola elementare e della scuola media (un centinaio o forse più discenti in ogni paese), come lo scopo di mantenere vivo l’uso dell’arbrisht locale attraverso una didattica viva e senza fronzoli. Potrebbe essere, a mio avviso, una delle possibili soluzioni percorribili nel futuro per estenderne l’uso della lingua arbëreshe a tutti e portarlo avanti nel tempo.

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