La ballata degli storici arbëreshë

Ci sono storici che fanno di tutto per nascondere verità e carte, rendendo spesso oscuro il lavoro di altri. Ancora più deprimente è vedere testi usciti alle stampe qualche anno fa senza un orientamento storiografico dove si offre all’utente uno studio personalizzato senza tenere conto delle precedenti ricerche di altri autori, facendo risultare, inoltre, inedito, un lavoro già obsoleto e in ritardo coi tempi.
Mi riferisco alla mia ricerca pubblicata nel 2011 nei due volumi “La storia di San Benedetto e Marri attraverso le fonti documentali” , Arbitalia Edit., Castrovillari, 2011.

La storia di San Benedetto Ullano e Marri...

Ricerche svolte per più anni a Cava dei Tirreni e Montecassino, all’Archivio di Stato di Napoli e Cosenza e attraverso una vasta bibliografia, con nuove versioni dei fatti che ci pervengono da numerosi documenti fino a poco tempo fa introvabili, non facilmente reperibili che hanno chiarito alcune questioni fondamentali sulla venuta degli Albanesi nel Regno di Napoli, nonché approfondito alcune tematiche legate all’Università del casale di San Benedetto nel Cinquecento.
Completamente ignorato, per esempio, un documento eccezionale del 1488 del Relevio feudale di oltre quaranta pagine, conservato nella sezione Sommaria presso l’Archivio di Stato di Napoli, allegato in appendice ad una tesi di laurea del 1973 e pubblicato per la prima volta nei due volumi “La storia di San Benedetto Ullano, cit. (1).
Si tratta, ai nostri giorni, del documento più importante, mai prodotto sugli Albanesi della Citra Calabria, a pochi anni dal loro arrivo nel Regno di Napoli (1468-1471).
In pubblicazioni postume e similari, si preferisce, invece, omettere tale documento, a scapito delle opportune comparazioni, che oggi – se vogliamo per una storia oggettiva – si devono e si possono fare ricorrendo agli studi di altri autori. Ma le piccole o le grandi gelosie di sempre, le faziosità, nonché i novelli storici che si creano dal nulla e pullulano in Arbëria, non fanno altro che ritardare questo processo di verità.
Lo studioso in questione, inoltre, riportando integralmente altro documento del Cinquecento – importante non solo per la citazione di luoghi, confini e nomi, ma anche perché si rintraccia come dall’affitto delle proprietà ecclesiastiche del Monastero di San Benedetto Ullano e dalle concessioni enfiteutiche da parte della Corte baronale di Regina e del barone di Rota si sia formata nel casale di San Benedetto Ullano la piccola e media proprietà contadina – non cita il mio lavoro precedente. Questo non solo è vergognoso e meschino, ma denota un egoismo sfrenato e un invidia accentuata. La sola tattica dell’invidioso: citando il documento, avrebbe consacrato la mia ricerca; non citandolo, chi legge la sua pubblicazione pensa sia inedito.
E ci domandiamo che tipo di studio scientifico è se le fonti anteriormente pubblicare (2011), attinente allo stesso argomento, sono a proposito e volutamente ignorate per il controllo delle pubblicazioni scientifiche e con usurpazione, quindi, della paternità? Zero valore scientifico!…
Poi c’è una tipologia di pseudo studiosi, obbligati a sostenere “per partito preso” con clamore ciò che “scienza sovrana” predica ogni giorno, ossia nascondere a tutti i costi oggettive verità, raccontando quotidianamente balle e “stronzate simili”.
Se si presta udito alle dichiarazioni di qualche politico locale e non, saltano fuori “Storie” del tutto particolari come “I Coronei venuti dalla Morea nella prima metà del Cinquecento erano tutti greci“.
Spesso le parole e le fandonie continuano a forzare con facilitā l’intelletto altrui portando ovunque confusione e scompiglio. Senza esibire alcun documento valido, le cantonate dei filo-grecisti continuano volutamente facendo apparire ciò che in realtà non è, della serie, “i politici meno parlano di storia con la “S” maiuscola e meno danni fanno all’Arberia. Solo persone incolte e in malafede continuano a sostenere certe tesi bislacche.
A coloro che continuano a sostenere simili congetture, si consiglia vivamente l’acquisto di numerosi libri di storia ed eventualmente una frequentazione assidua in Archivi di Stato, almeno due volte al giorno e per un periodo di cinque anni. Pare che la cura funzioni!
E poi, e poi una casta ovattata e silenziosa sta affacciandosi in Arbëria. Sono gli storici delle ballate moderne ovvero quella formata da alcuni professori universitari, ricercatori (?), studiosi delle storie patrie antiche che “rapinano”, quotidianamente, le ricerche inedite di altri per “primeggiare”, per “tornaconto”, per “il controllo delle pubblicazioni scientifiche”. “E io pago”, come direbbe il grande Totò.
Sovente la “Casta” usa fare un collage dei lavori di altri che si sono rotti le ossa per anni e anni.
E’ stato questione di pochi istanti verificare che lo studio di qualche docente universitario non è altro che una scopiazzatura del lavoro altrui di materiale preesistente e di trasferimento o di modifica di elementi unicamente formali, volto a camuffare la non originalità del pensiero, con il contenuto identico, montato ad arte (2).

Documento del periodo normannoI professori fanno tutto fuorché fare ricerche serie: scrivono e pubblicano libri che poi adottano e impongono a lezione, fanno articoli… tutte cose utili ed importanti peccato che percepiscono uno stipendio per attività che fanno svolgere a dottorandi e assistenti.
Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio, in quanto molti professori universitari producono eccellenze e sono ricercatori apprezzatissimi. Altri, invece, vivono nella mediocrità e senza scrupoli copiano, affinando e modificando i contenuti e la ricerca di altri, della serie “la genesi della ruberia accademica”.
Mai prima di allora era stato affrontato e pubblicato uno studio credibile sulle vicende storiche di San Benedetto Ullano, concernente le vicende del territorio in età medievale.
Altro studio similare, postumo, non cita le fonti precedentemente pubblicate. Per ignoranza? No! Per malafede! Niente citazioni virgolettate attribuite agli autori, ma la pseudoricerca di qualcosa a cui aggrapparsi e destreggiarsi per rimanere a galla.
E ci domandiamo, che validità scientifica ha una nuova pubblicazione se le fonti anteriormente pubblicate (2011) vengono a proposito e volutamente ignorate per tornaconto e per il controllo delle pubblicazioni scientifiche? Zero valore scientifico!…
Suggeriamo inoltre, che “La Ricerca Scientifica è l’unica speranza per chi soffre di questa malattia rara… per chi scopiazza qua e la…”.
Per finire vorrei valorizzare in questo contesto il pensiero di Maria Antonietta Pinna, tratto dall’articolo “La prof. mi ha copiato le ho fatto causa“, apparso sulla rivista online “l’Espresso” del 26 febbraio 2010, dove così si dispiega “Mi sembra opportuno evitare sempre e comunque di nascondersi in facili autocommiserazioni del tipo: “sono cose che succedono”. E ancora “… Il silenzio non cambia il mondo. Il rumore lo stordisce. Una protesta pacata è la cosa giusta“.
Tramutando il titolo del coraggioso articolo in “il prof. universitario e lo studioso di turno hanno scopiazzato i documenti inediti del mio libro, mai pubblicati prima“.

 

Note:

(1). Università degli Studi di Napoli, Appendice Documentaria, Tesi di Laurea in Storia Medioevale, Feudi e Feudatari in Calabria nella seconda metà del ‘400, Relatore: Ch. Prof. Mario Del Treppo, Candidato: Francesco BASILE, Anno Accademico 1971-1972 .
(2). Si intende per plagio «camuffato» (o «mascherato») la riproduzione dell’opera altrui con alcune varianti apparenti e non idonee a rendere la seconda produzione autonoma e diversa rispetto alla prima (IL PLAGIO: RIFERIMENTI NORMATIVI E CASI GIURISPRUDENZIALI Prof. Avv. Alberto Musso Ordinario di Diritto commerciale nell’Università di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 30 novembre 2012)
Rifermenti bibliografici: Plagio e creatività: un dialogo tra diritto ed altri saperi (a cura di) Roberto Caso,Università degli Studi di Trento, 2011.

 

 

 

2 thoughts on “La ballata degli storici arbëreshë

    • Sono costoro i sapientoni e i saputelli megalomani “di sta cippa”.
      Tollerare la presunzione di questi pseudo studiosi è dura.

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