Ori e costumi degli Albanesi

Gli ori e i costumi femminili nella tradizione calabro-albanese

di Alfredo Frega

Pubblicato in Cultura Krotonese

Nella stessa provincia di Crotone tre comuni di lingua e tradizioni arbëreshe, Pallagorio – Puheriu, Carfizzi – Karfici, San Nicola dell’Alto – Shën Kolli

La cultura albanese presente in Calabria non finisce mai di stupire per la sua vivacità in tutti i campi. Ora è la volta del costume che le donne arbëreshe hanno indossato sin dai tempi delle prime emigrazioni nel meridione d’Italia risalenti alla seconda metà del 1400. Scomparso quasi dovunque dall’uso quotidiano, oggi rimane testimone prezioso di alcune occasioni di feste, come il matrimonio (martesa), la vallje (danze tipiche albanesi), le principali feste liturgiche. Con il costume si è riscoperta anche la parte più appariscente: gli ori, autentici capolavori dell’arte artigiana orafa meridionale.
Ori e costumi degli Albanesi” è il titolo di una recente pubblicazione voluta dalle edizioni “il coscile” di Castrovillari, del prof. Mimmo Sancineto (al suo attivo numerose opere sulla storia e la cultura degli albanesi della zona del Pollino) curata da Italo Elmo, arbëresh di San Benedetto Ullano, e da Evis Kruta, shqipëtare di Tirana, con la valida e significativa presentazione di Gerardo Sacco, l’orafo della Calabria, e di Dhimiter S. Shuteriqi, decano degli scrittori d’Albania.
È un documento notevole se si considerano i numerosi contributi di esperti ed etnografi, le oltre cinquecento immagini in splendide fotocolor del vestiario tradizionale e dell’oreficeria popolare, racchiusi in tre volumi, oltre a un cd sulla polifonia e omofonia albanese e della diaspora, curata dal noto etnografo albanese Beniamin Kruta, recentemente scomparso.
La storia del costume femminile albanese è tratta in modo completo, come esauriente è anche la discrezione minuziosa delle parti che compongono il vestito, nella sua diversità ed origine, dall’Albania alla diaspora (Arbëria d’Italia, Arvanitas di Grecia, Kosova, Montenegro e Macedonia della ex Jugoslavia). Nella stessa provincia di Crotone tre comuni di lingua e tradizioni arbëreshe, Pallagorio-Puheriu, Carfizzi-Karfici, San Nicola dell’Alto-Shën Kolli, ricchi di un patrimonio che merita attenzione e rispetto, sono da tempo impegnati nel recupero e nella riscoperta delle loro antiche radici orientali.
In questo progetto, sono da tempo impegnati nel recupero e nella riscoperta delle loro antiche radici orientali. In questo progetto culturale che, purtroppo, non è tutelato da alcuna legislazione, come quello di molte altre minoranze linguistiche, il prezioso costume femminile rappresenta l’immagine più appariscente della loro identità. E l’opera editoriale che presentiamo in questo numero di Pitagora, giustamente lo mette ben in evidenza.
Anche nelle comunità del crotonese come in quelle della provincia di Cosenza, i costumi di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto, si presentano uniformi, pur con le necessarie varianti. L’abito di gala, un tempo indossato dalla sposa nel giorno delle nozze, viene chiamato coha. Assai preziosa la stoffa, in genere si usava il raso damascato a fiori di vari colori. Gli elementi essenziali del vestiario comuni a tutti e tre i centri sono: linja, camicia di lino bianco con ricami; theca, colletto di cotone munito di frangia; xhipuni, corpetto di preziosa stoffa colorata, ricamata con sottile filo dorato; coha o cogha, ampia gonna, spesso in raso damascato con ricami e con la parte superiore consistente in un corpetto; nahsa, il copricapo che consiste in un bianco panno di lino ricamato.
Come nel resto della Calabria che viene considerata una delle regioni più ricca e sovrabbondante di varietà di costumi, anche tra gli Arbreshë, il costume va lentamente scomparendo nel tempo. Oggi è sempre più raro vedere donne in costume tradizionale, ad eccezione di alcune tra le più anziane. A salvaguardarlo nelle comunità albanesi è la voglia dei giovani di riscoprire questo mondo antico di cui avevano del tutto perso le tracce.
Grazie alla riscoperta delle tradizioni popolari e religiose, il costume femminile ricomincia timidamente a far capolino, ma solamente in quelle manifestazioni che si perpetuano annualmente in quasi tutti i centri arbëreshe di Calabria.
Notevole il patrimonio che custodiscono gli Albanesi d’Italia (dalla Sicilia alla Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo e Molise). Anche più in particolare in Calabria, che ospita la maggior parte di comuni albanofoni (della provincia di Cosenza e quella di Catanzaro e alla nuova provincia di Crotone). È proprio dai comuni arbëreshe del crotonese che inizia la vocazione artistica di Gerardo Sacco, che, nella interessante presentazione della recente pubblicazione evoca i primi incontri con questi calabresi che parlano altra lingua ed hanno altri costumi e tradizioni.
“Da questo incontro- scrive Sacco – ho tratto grandi insegnamenti, tanti suggerimenti, molte piste di lavoro dalle quali, forse, non mi sono mai più staccato. Ero ancora ragazzino, quando raggiungevo con mezzi di fortuna le contrade abbandonate, i villaggi ed i paesi della nostra piccola Albania, entrando nelle case, toccando con mano gli ori e i costumi, scorgendo arte e religiosità in quelle stesse cose che il p rimo consumismo stava già velocemente smantellando.
Mentre tutti cambiavano l’oro vecchio con quello nuovo, buttando nelle colate secoli di lavori e di tradizioni, comincia silenziosamente a memorizzare le forme, lo stile, i metodi di fabbricazione utilizzati per accumulare un immenso patrimonio di arte orafa che stava irrimediabilmente scomparendo. Poi – continua il racconto affascinante dell’orafo – con il passare degli anni, con una più matura esperienza, tutti quei disegni sono tornati, quasi naturalmente, nel mio banco di lavoro, come fossero immagine che volavano nell’aria e si materializzavano nei miei lavori”. E come per un miracolo, i gioielli d’oro antico delle donne arbëreshë sono tornati a rivivere con rinnovato splendore per merito di Gerardo Sacco. Dalle belle immagini della pubblicazione, i suoi gioielli di derivazione orientale e balcanica, sono tornati a risplendere di nuova ed intensa luce sui volti greci delle giovani donne che hanno sfilato durante questa estate, accompagnate dalle dolci melodie albanesi, nei tanti centri arbëreshë della Calabria, offrendo ulteriore preziosità ai sontuosi costumi femminili albanesi. Gerardo Sacco offre ancora un contributo importantissimo alla cultura albanese ed al suo futuro quando scrive: “Di fronte a questo ritorno dell’arte albanese io stesso mi meravigliavo, constatando che i nuovo pezzi non erano soltanto una libera interpretazione del passato, non si presentavano al livello di copia, ma vivevano di una luce propria, quasi animati da una forza più antica e misteriosa. Una forza che ha ritrovato nel considerevole materiale fotografico di questo libro, curato con raro equilibrio e speciale saggezza stilistica dagli amici Evis Kruta e Italo Elmo“.

Ori e costumi degli Albanesi
di Italo Elmo-Evis Kruta
Presentazione di Gerardo Sacco- Dhimitër S Shuteriqi
E’ un’opera nata dalla collaborazione degli autori con etnografi dell’Istituto della Cultura popolare dell’Accademia delle Scienze di Tirana, con il Prof. Ilario Principe del Dipartimento delle Arti dell’Università della Calabria, con esperti e ricercatori della cultura materiale della Comunità albanese in Italia, nonché con uno dei più prestigiosi nomi dell’arte orafa italiana: Gerardo Sacco.
Attraverso una ricca rassegna dei costumi e dei gioielli, che riproducono quelli desiderati, amati ed indossati dalle donne albanesi, l’opera fornisce un quadro ampio ed interessante della cultura e dell’identità di un popolo orgoglioso e consapevole del suo valore.

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